I prezzi dell’energia salgono: quali scelte possiamo fare per risparmiare?

Negli ultimi mesi il mercato energetico è tornato a mostrare segnali di forte tensione e molte aziende iniziano a chiedersi quale sarà l’andamento dei prezzi nei prossimi mesi.

La situazione internazionale si sta complicando con l’intensificarsi delle tensioni nello Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi mondiali per il commercio di petrolio e gas naturale liquefatto, e nel Bab el-Mandeb, il collegamento strategico tra Mar Rosso e Oceano Indiano, dove le attività degli Houthi stanno creando crescenti problemi alla navigazione commerciale.

Quando il traffico marittimo diventa meno sicuro, aumentano i costi assicurativi, le petroliere devono percorrere rotte più lunghe e i tempi di consegna si allungano. Tutto questo si traduce in un aumento dei costi di trasporto delle materie prime energetiche.

A ciò si aggiunge un altro elemento spesso poco considerato: la capacità mondiale di raffinazione non è più quella di qualche anno fa. Negli ultimi anni alcune raffinerie sono state chiuse, altre hanno ridotto la produzione e altre ancora sono state interessate da problemi tecnici o geopolitici. Di conseguenza il sistema energetico globale risulta oggi meno elastico e più vulnerabile agli shock di mercato.

Il petrolio ne sta già risentendo. Il Brent, che rappresenta il principale riferimento internazionale, si è portato oltre i 106 dollari al barile, con quotazioni che hanno recentemente superato anche i 107-108 dollari al barile.

Anche il gasolio ha registrato aumenti importanti e questo genera un effetto a catena sull’intera economia. Se aumentano i costi della logistica, inevitabilmente aumentano anche i costi di produzione e distribuzione di beni e servizi.

Perché il petrolio influenza anche i prezzi del gas e dell’elettricità?

Molti pensano che petrolio, gas ed energia elettrica siano mercati separati.

In realtà non è così.

Le difficoltà che oggi interessano il trasporto del petrolio coinvolgono anche una parte significativa dei flussi di gas naturale liquefatto. Quando aumenta il rischio geopolitico nelle principali rotte energetiche mondiali, gli operatori tendono a incorporare questo rischio nei prezzi di tutte le materie prime energetiche.

Di conseguenza stanno salendo anche le quotazioni del gas e, a cascata, quelle dell’energia elettrica.

Come sta l’Italia rispetto agli altri Paesi europei?

Dal punto di vista della sicurezza degli approvvigionamenti, l’Italia si presenta oggi in una situazione relativamente migliore rispetto a molti altri Paesi europei.

Gli stoccaggi italiani risultano attualmente riempiti per circa l’84,1%, mentre la media europea si attesta intorno al 67,6-68%. La Germania, che rappresenta il principale consumatore europeo di gas, è invece ferma intorno al 55,2%

Sono dati che mostrano come il nostro Paese abbia accumulato riserve importanti in vista dell’inverno.

La Germania continua a sostenere che non esistano particolari rischi per la prossima stagione invernale. Tuttavia vale la pena ricordare cosa accadde nel 2022.

Proprio la Germania, preoccupata di possibili carenze, iniziò ad acquistare enormi quantità di gas sul mercato internazionale, contribuendo in modo significativo all’esplosione dei prezzi che tutti ricordiamo.

Potrebbe accadere di nuovo?

La risposta corretta è che nessuno può saperlo.

Non è necessariamente lo scenario più probabile, ma è certamente uno degli scenari che devono essere essere considerati quando si fanno previsioni sui prezzi dell’energia.

È vero che oggi il riferimento principale per il mercato italiano è il PSV e non più esclusivamente il TTF olandese che ha dominato la crisi energetica degli anni passati. Il PSV risulta generalmente più rappresentativo della realtà italiana e mediamente meno volatile, ma questo non significa che siamo immuni dagli effetti dei mercati internazionali.

Prezzo fisso o prezzo variabile?

Ed eccoci alla domanda che quasi tutti gli imprenditori mi pongono in questo periodo:

Meglio scegliere un contratto a prezzo fisso o uno a prezzo variabile?

La risposta potrebbe sembrare deludente, ma è l’unica veramente onesta:

nessuno può sapere con certezza quale sia la scelta migliore.

Per stabilirlo bisognerebbe conoscere il futuro.

E questo non può farlo nessuno.

Nemmeno quei consulenti che in questo periodo stanno proponendo contratti “sicuri”, “protetti” o “garantiti”.

La realtà è molto più semplice.

Qualsiasi scelta si faccia oggi è una scommessa su quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

Come tutte le scommesse, può portare a un vantaggio economico oppure a una perdita.

Cosa ci sta dicendo oggi il mercato?

Per capire come ragionano gli operatori professionali è utile confrontare il prezzo dell’energia di oggi con le aspettative incorporate nei mercati futures.

Nel mese di settembre 2026 il PUN (Prezzo Unico Nazionale) sta viaggiando intorno ai 208-211 €/MWh, con diverse giornate che hanno superato abbondantemente la soglia dei 200 €/MWh. 

In altre parole, oggi chi acquista energia a prezzo indicizzato sta pagando un costo dell’energia particolarmente elevato.

Se però osserviamo i prodotti futures utilizzati dai fornitori per costruire le offerte a prezzo fisso pluriennali, il quadro cambia.

Alla data di pubblicazione di questo articolo il mercato sconta indicativamente:

  • CAL27: circa 145-155 €/MWh
  • CAL28: circa 130-145 €/MWh
  • CAL29: circa 120-140 €/MWh

Questi valori sono nettamente inferiori rispetto ai prezzi spot attuali.

Che cosa significa?

Significa che il mercato, oggi, ritiene più probabile uno scenario in cui i prezzi dell’energia nei prossimi anni siano più bassi rispetto a quelli attuali.

Ed è proprio questa aspettativa che consente ai fornitori di proporre offerte a prezzo fisso apparentemente più convenienti rispetto alle quotazioni indicizzate di oggi.

Perché il fornitore rischia meno del cliente?

Qui c’è un aspetto che spesso viene trascurato.

Quando un fornitore propone un contratto a prezzo fisso per 24 o 36 mesi, non sta semplicemente scommettendo sull’evoluzione futura del mercato.

Attraverso operazioni di copertura finanziaria e approvvigionamenti programmati, il fornitore si costruisce una protezione che riduce il proprio rischio.

In altre parole, il fornitore cerca di coprirsi.

Il cliente invece rimane esposto alle conseguenze della propria scelta.

Se il prezzo fisso è più basso del prezzo variabile, perché non sceglierlo subito?

È una domanda assolutamente legittima.

A prima vista sembrerebbe una decisione semplice:

oggi pago oltre 200 €/MWh e qualcuno mi offre un prezzo costruito su aspettative molto più basse. Perché non bloccarlo immediatamente?

Perché il confronto corretto non è tra il prezzo fisso e il prezzo di oggi.

Il confronto corretto è tra il prezzo fisso e il prezzo che ci sarà realmente nei prossimi due o tre anni.

Ed è qui che nasce il problema:

nessuno conosce quel numero.

Un esempio pratico

Immaginiamo due scenari.

Scenario 1

Le tensioni internazionali aumentano ulteriormente.

Il conflitto in Medio Oriente si aggrava.

Gli stoccaggi europei si riducono.

La Germania torna a comprare aggressivamente sul mercato internazionale.

I prezzi di gas ed energia elettrica continuano a salire.

In questo caso chi ha scelto un prezzo fisso potrebbe aver fatto un ottimo affare.

Scenario 2

La situazione geopolitica si stabilizza.

Gli stoccaggi europei rimangono elevati.

La domanda industriale europea continua a rallentare.

I prezzi tornano a livelli più bassi.

In questo caso chi ha sottoscritto oggi un prezzo fisso potrebbe ritrovarsi a pagare per anni un costo superiore a quello disponibile sul mercato.

E il differenziale lo pagherà direttamente in bolletta.

Quanto rischio sei disposto ad accettare?

Questo è il vero punto della questione.

Non esiste una risposta valida per tutti.

Un’azienda che consuma poche migliaia di euro all’anno può accettare un margine di errore maggiore.

Per un’azienda energivora, invece, una scelta sbagliata può incidere pesantemente sulla marginalità, sulla competitività e sulla redditività futura.

Per questo motivo la scelta non dovrebbe essere:

“fisso o variabile?”

Ma piuttosto:

“quanto rischio sono disposto ad assumermi?”

La risposta dipende dai numeri della tua azienda, dai consumi, dal settore in cui operi e dalla tua capacità di assorbire eventuali aumenti futuri.

Cosa ci insegnano i futures?

I futures non sono previsioni certe.

Sono semplicemente il miglior tentativo che il mercato riesce a fare oggi per stimare il futuro.

Nel momento in cui scrivo, gli operatori sembrano relativamente tranquilli e ritengono probabile una riduzione dei prezzi nei prossimi anni rispetto ai livelli attuali.

Ma basta un’escalation geopolitica, una crisi degli approvvigionamenti o un inverno particolarmente rigido per cambiare completamente queste aspettative nel giro di pochi giorni.

Per questo motivo nessun consulente serio può promettere di conoscere il futuro.

Conclusioni

Chi oggi afferma di sapere con certezza dove saranno i prezzi dell’energia tra sei mesi o tra due anni probabilmente sta vendendo una convinzione, non una certezza.

La verità è che nessuno lo sa.

Quello che può fare un consulente energetico serio è analizzare i numeri della tua azienda, valutare i diversi scenari possibili e aiutarti a scegliere il livello di rischio più coerente con la tua situazione.

Sapendo fin dall’inizio che ogni scelta comporta vantaggi e svantaggi.

Se vuoi analizzare la tua situazione energetica e capire quale strategia può avere più senso per la tua attività, contattami per fissare un appuntamento.

Valuteremo insieme consumi, costi, scenari di mercato e possibili strategie operative, senza slogan commerciali e senza promesse impossibili da mantenere.


Nota: i valori di PUN, stoccaggi europei e quotazioni futures CAL27, CAL28 e CAL29 riportati in questo articolo rappresentano una fotografia del mercato alla data di pubblicazione. Le quotazioni vengono aggiornate continuamente e potrebbero risultare diverse anche a poche ore dalla lettura di questo articolo.